Geboren in Córdoba, Argentinien, lebte lange Zeit in Spanien und lebt nun in Deutschland. Er ist Schriftsteller, Autor von Romanen und Kurzgeschichten, Regisseur und Professor für Film. Seine Geschichten erscheinen regelmäßig in renommierten Zeitschriften, Anthologien und Literaturmagazinen in Spanien, Argentinien, Mexiko, Chile, Peru, Kanada, USA, Italien, Frankreich und Deutschland. Er studierte Bildende Kunst an der Kunsthochschule Emilio Caraffa in Cosquín, Córdoba, Argentinien.

Natural de Córdoba, Argentina, ha vivido en España y actualmente reside en Alemania. Es autor de relatos, novelista, director y profesor de cine. Sus cuentos aparecen habitualmente en prestigiosos periódicos, antologías y revistas literarias de España, Argentina, México, Chile, Perú, Canadá, Estados Unidos, Italia, Francia y Alemania. Ha cursado Bellas Artes en la Escuela de Artes Emilio Caraffa de Cosquín, Córdoba, Argentina.

Norberto Luis Romero is an Argentine, now a citizen of Spain presently living in Germany. He writes a wide range of fiction -from realistic to extreme fantasy. His stories have been published in Spain, Argentine, France, Italy, Canada and the United States. This is his first book-length collection to appear in English. He writes a wide range of fiction- from realistic to extreme fantasy.

Originario di Cordoba (Argentina), risiede in Spagna dal 1975. La sua opera letteraria, che comprende racconti e romanzi, ha ricevuto riconoscimenti per lo stile diretto e agile e per le sue sorprendenti tematiche, mai convenzionali e sempre molto coraggiose.

17.2.13

RESEÑA DE "TIERRA DE BÁRBAROS" EN ITALIA




«PAGINE INATTUALI», N. 2, DICEMBRE 2012

ARCOIRIS, ISSN 2280-4110
Norberto Luis Romero, Tierra de bárbaros, Paréntesis, Sevilla, 2011, 295 p., euro 14,00

Prolifico autore di racconti e romanzi, assiduo frequentatore di generi (o modi di rappresentazione) che offrono uno sguardo non convenzionale sul mondo, quali il gotico e l’umorismo, in Tierra de bárbaros, l’argentino Norberto Luis Romero si inoltra questa volta nei territori a prima vista meno insoliti del romanzo storico. Romero sceglie di raccontare un momento cruciale della storia del suo paese (da alcuni considerato pure il momento d’esordio della letteratura nazionale argentina): gli anni del governo di Juan Manuel Rosas, al potere dal 1829 al 1852, subito dopo l’Indipendenza politica quindi, quando ebbero luogo le violente guerre civili tra i Federalisti – sostenitori di Rosas e degli interessi economici delle provincie dell’interno del paese – e gli Unitari – rappresentanti del liberalismo e della cultura di stampo francese, fautori di un governo centralizzato con sede a Buenos Aires.
Più precisamente, il romanzo prende l’avvio nel 1835, anno del plebiscito che, con una maggioranza schiacciante, confermerà l’insediamento del Restaurador al potere. Sin dal primo capitolo, compaiono luoghi significativi che permettono di ricostruire la geografia urbana e politico-sociale della Buenos Aires dell’epoca, così come riferimenti a eventi e personaggi chiave della storia argentina, la cui identificazione consente di cogliere le tensioni operanti nel fondo storico sul quale si proiettano le vicende narrate: da Facundo Quiroga a Bonifacio Soler, dal general José María Paez a la mazorca, la feroce polizia politica istituita da Rosas. Tuttavia i dati storici, come l’autore si premura di chiarire nell’avvertenza ai “lectores suspicaces” che precede il testo, «no se ciñen a la realidad formulada por unos u otros historiadores y han sido alterados o reinterpretados de forma ficcional». Romero si inserisce così in una tradizione letteraria assai consolidata nelle letterature ispanoamericane, che però rinnova attraverso un uso sapientemente spregiudicato degli elementi di finzione, grazie ai quali riesce ancora una volta a spiazzare le aspettative del lettore, ora divertendolo, ora mettendolo di fronte all’orrore della storia. Una sostanziosa parte del romanzo, infatti, è dedicata all’attenta ricostruzione che affianca macro-storia e micro-storia, dipingendo un quadro d’epoca fedele, di cui è prova anche l’attenzione alle peculiarità del linguaggio rioplatense della prima metà del XIX secolo, abilmente riprodotto. Il lettore viene quindi calato in un salotto porteño attraverso la protagonista del romanzo, Dorothy, e le sue amiche, Alberta, Blanca, Celeste e Rosalía, di cui conosce timori e desideri. Attorno a questo nucleo principale si dipanano le storie parallele dei personaggi pittoreschi e strampalati che convergono nella capitale argentina: le maleodoranti “Monjas del Cuerpo Incorrupto”, Fray Narciso, appena giunto dalla Spagna e incredulo di fronte ai costumi americani, la negra Prudencia, già prigioniera degli indiani e ora al servizio di Dorothy, la furba indovina Agostinha das Luengas, sempre accompagnata da un pappagallo verde, il mulatto Bernardinho, seduttore di signore borghesi, la misteriosa Aurora Fresneda. La narrazione delle loro mirabolanti peripezie prepara il clima grottesco nel quale avviene l’evento centrale (e altrettanto grottesco) del romanzo, ossia la festa organizzata da Dorothy e le sue amiche per rompere la noia, la cui attrazione è una mummia india portatrice, a loro insaputa, di una segreta maledizione.
Questo evento imprime un’accelerazione al ritmo narrativo e spinge il racconto verso le atmosfere allucinate più consuete del fantastico che del romanzo storico. Abbandonata a questo punto qualsiasi preoccupazione per la fedeltà alla realtà extra-testuale, assistiamo infatti a una catena di eventi incredibili e sanguinosi, giungendo infine a un epilogo macabro che non nasconde il proprio giudizio poco clemente nei confronti della storia argentina, quella passata e quella recente, allusa suggestivamente nel finale, dove tra l’altro viene rievocato in controluce un altro grande classico della letteratura ispanoamericana del Novecento, Cien años de soledad, di Gabriel García Márquez.
Il romanzo di Norberto Luis Romero dialoga dunque in modo proficuo con la tradizione letteraria del continente latinoamericano e riflette nuovamente sulla storia dell’Argentina, quella “tierra de bárbaros” dove realtà e finzione a volte appaiono indistinguibili e che la letteratura ha il compito di continuare a raccontare.
Anna Boccuti