Geboren in Córdoba, Argentinien, lebte lange Zeit in Spanien und lebt nun in Deutschland. Er ist Schriftsteller, Autor von Romanen und Kurzgeschichten, Regisseur und Professor für Film. Seine Geschichten erscheinen regelmäßig in renommierten Zeitschriften, Anthologien und Literaturmagazinen in Spanien, Argentinien, Mexiko, Chile, Peru, Kanada, USA, Italien, Frankreich und Deutschland. Er studierte Bildende Kunst an der Kunsthochschule Emilio Caraffa in Cosquín, Córdoba, Argentinien.

Natural de Córdoba, Argentina, ha vivido en España y actualmente reside en Alemania. Es autor de relatos, novelista, director y profesor de cine. Sus cuentos aparecen habitualmente en prestigiosos periódicos, antologías y revistas literarias de España, Argentina, México, Chile, Perú, Canadá, Estados Unidos, Italia, Francia y Alemania. Ha cursado Bellas Artes en la Escuela de Artes Emilio Caraffa de Cosquín, Córdoba, Argentina.

Norberto Luis Romero is an Argentine, now a citizen of Spain presently living in Germany. He writes a wide range of fiction -from realistic to extreme fantasy. His stories have been published in Spain, Argentine, France, Italy, Canada and the United States. This is his first book-length collection to appear in English. He writes a wide range of fiction- from realistic to extreme fantasy.

Originario di Cordoba (Argentina), risiede in Spagna dal 1975. La sua opera letteraria, che comprende racconti e romanzi, ha ricevuto riconoscimenti per lo stile diretto e agile e per le sue sorprendenti tematiche, mai convenzionali e sempre molto coraggiose.

27.9.12

Bagliori estremi. Microfinzioni argentine contemporanee



Certi generi letterari sono come le piante: endemici di certe regioni, affondano le loro radici in alcune culture e lì prosperano rigogliosi, altrove invece non riescono ad attecchire. Sembra essere questo il caso della microfinzione, genere tanto diffuso in area ispanoamericana e ancora così poco familiare al curioso lettore italiano. [...] Questi testi ibridi nell’arco di poche pagine o poche righe, mescolano prosa poetica, racconto, poesia, aforismi, sentenze, a volte motti di spirito: “piccole feroci creature”, le ha chiamate l’argentina Ana María Shua, restie a ogni ovvia catalogazione, testi impertinenti che sfuggono all’incasellamento e riprendono così la propensione alle forme inclassificabili (almeno secondo la ripartizione canonica dei generi) di cui abbonda la tradizione letteraria ispanoamericana. [...] Borges è soltanto uno degli assidui frequentatori del genere breve in area rioplatense. Assieme a lui, anche Enrique Anderson Imbert (1910-2000), Julio Cortázar (1914-1984), Marco Denevi (1922-1998) – per limitarci ai classici –, dalla seconda metà del Novecento in poi iniziano quel gioco con il testo e i suoi limiti che, accentuandosi negli anni successivi, porterà all’estremo la tendenza alla concentrazione già costitutiva del racconto. I decenni a cavallo tra il secolo XX e XXI vedono infatti una ricca fioritura di testi brevi che sfidano le norme dei generi letterari codificati, accompagnata da una crescente attenzione verso questi “microracconti”, “microfinzioni” o “miniracconti”, testi “iperbrevi”, “racconti pigmei”, racconti “bonsai”, “racconti da palpebra”, “sudden fictions”, che si vanno poco a poco affermando come sotto-genere indipendente. Si tratta di un fermento sotterraneo ma costante, che si è tradotto negli ultimi tempi nella pubblicazione di numerose antologie (come quelle curate da Sandra Bianchi, Raúl Brasca e Luis Chitarroni, Laura Pollastri), nella nascita di case editrici specializzate e nel proliferare di riflessioni teoriche e congressi. La microfinzione costituisce dunque uno dei casi in cui il rapporto di imitazione o influenza culturale esercitato dall’Europa sull’America Latina sin dalle origini della sua letteratura, viene radicalmente negato e in America si assiste al prosperare di forme letterarie originali, autoctone e autonome che si proiettano su altre aree culturali al di là del subcontinente latinoamericano. All’origine di questa antologia vi è l’intenzione di offrire al lettore italiano un assaggio degli ultimi esiti della microfinzione argentina. A tale esigenza rispondono pure i criteri di selezione – arbitraria come ogni selezione – degli autori: al fianco di nomi che vantano una traiettoria letteraria più lunga e articolata e il cui prestigio è ormai consolidato in ambito internazionale, tanto da essere tradotti e pubblicati anche in Italia, figurano autori più giovani, sia anagraficamente che professionalmente, spesso sconosciuti al lettore italiano. Si è inoltre prestata attenzione anche alla provenienza degli scrittori antologizzati, di modo che la dicitura “microfinzioni argentine” significasse davvero “delle diverse provincie che compongono la Repubblica Argentina” e non solo “della città di Buenos Aires”, come in genere succede. Per quanto riguarda l’organizzazione dei testi, si è scelto di non ordinarli secondo lo sviluppo cronologico, né ci si è attenuti a un solo ambito tematico. Ci è sembrato più utile proporre un percorso di lettura suddiviso in sezioni omogenee dal punto di vista tematico, per restituire al lettore un’idea complessiva delle diverse possibilità esplorate dal genere. Questa mescolanza di voci, origini, storie, rispecchia la vivacità e la varietà della microfinzione argentina contemporanea. [...] Tensione e intensità sono il risultato di quella condensazione narrativa estrema che esibiscono le microfinzioni raccolte in questa antologia, contenute nello spazio di una pagina o addirittura giocate nell’incisività fulminea di una riga, come nel microtesto di Fabián Vique: «Dio non gioca a dadi. Gioca a nascondino». Viene da chiedersi se – e come – un testo così breve riesca a mantenere il proprio carattere narrativo, ovvero la capacità di raccontare (in questo caso, evocare o alludere) una storia, e in che modo la brevità determini i meccanismi della narrazione senza intaccarli. Difatti, la speciale condensazione delle microfinzioni non è un tratto causato dalla brevità intesa come ridotta dimensione dei testi, quanto piuttosto il felice risultato delle strategie utilizzate, che imprimono una sorprendente accelerazione al racconto attraverso inaspettate scorciatoie.
[...] Anche per ragioni di concisione, allora, le microfinzioni dialogano frequentemente con altri scritti e discorsi canonici e ricorrono alla citazione e alla parodia, cioè all’intertestualità, per intessere il proprio discorso e costruire il suo significato. In questo volume, i testi riuniti nella sezione “Alla ricerca delle sorgenti” si intersecano, a più livelli, con una molteplicità di altri racconti e discorsi sulla genesi del mondo; allo stesso modo, le microfinzioni di “Storia, storie” offrono varianti ironiche di diversi momenti della storia ufficiale. Ma è nella sezione “Versioni” dove si fa più esplicita la tendenza intertestuale del genere microfinzione. Qui, il lettore di buona memoria non tarderà a individuare in controluce gli antecedenti letterari, che si caricano di sensi inediti attraverso la riscrittura. L’accostamento ad altre opere e il loro riconoscimento fungono dunque da scintilla che accende il significato, non espresso apertamente ma affidato alla cooperazione di chi legge. La complicità tra l’autore e l’intrepido lettore, fondata sulla condivisione di un medesimo repertorio letterario, si rivela perciò un elemento indispensabile alla comprensione del testo e di conseguenza al suo godimento. L’accento ironico del finale non è esclusivo della microfinzione che abbiamo appena ricordato ma, al contrario, è un’intonazione ricorrente della voce narrante attraverso la quale si esprime l’intenzione ludica e al tempo stesso critica che anima gran parte del genere. L’ironia, per l’appunto, ora lieve, ora corrosiva, non afferma verità ma attenta a quelle esistenti, facendo vacillare grazie al dubbio nozioni, credenze, convenzioni acquisite. L’immaginazione paradossale e iperbolica che sovente l’accompagna non fa che amplificarne gli effetti, come vediamo in “One way”, di David Lagmanovich, in cui il conformismo della società statunitense è messo alla berlina tramite l’invenzione di una città dove qualsiasi forma di circolazione – stradale e non – avviene in una sola direzione. [...] Non semplicemente testi brevi, dunque, e quindi statici nello spazio bianco della pagina, ma testi vivi, dinamici come lo è l’atto della lettura, rapidi come il precipitare della finzione verso il finale che costruisce il significato e lo rivela al lettore il più delle volte come uno squarcio nel cielo, un lampo istantaneo oppure un bagliore estremo che continua a irradiarsi oltre gli orizzonti del testo.



Tratto da All'intrepido lettore di Anna Boccuti, curatrice dell'opera.
Questo libro è il terzo volume della Collana Gli eccentrici diretta dal prof. Loris Tassi, Università di Napoli l'Orientale.

Fra gli autori delle microfinzioni Rosalba Campra, Norberto Luis Romero, Fabián Vique, Ana María Shua, Carlos Culleré, Mario Goloboff.

Il libro può essere acquistato su
http://acquisti.edizioniarcoiris.it/epages/990294524.sf/it_IT/?ObjectPath=/Shops/990294524/Products/9788896583265

23.9.12

AGNIESZKA, LA POLACA


Agnieszka se inclina hacia delante, como si mirara el suelo, pero no lo mira porque no mira nada, sólo se inclina por una fuerza inexplicable, un peso que la obliga a doblarse en dos, y como pierde el equilibrio con facilidad porque tiene pies pequeños y planos, cae de bruces. Agnieszka lleva la cabeza llena de moratones y bultos. Dolorida, medio mareada, se dirige cuesta arriba hacia la casa de las avispas. ¿Por qué va tanto Agnieszka a la casa de las avispas camoatí si sabe que pueden picarla?, de hecho, lo hicieron muchas veces y bien que le dolió y anduvo varios días con la cara y las manos inflamadas, enrojecidas. Pero Agnieszka olvida todo a las pocas horas de haber pasado, ella únicamente sabe su nombre y los de quienes fueron sus padres. Ni siquiera sabe cuántos años tiene y un día dice una cifra y al siguiente otra, pero tiene muchos. Ella no era así de niña, había venido con sus padres desde Polonia, era linda y sabía leer y escribir, tenía libros, era normal hasta que sucedió aquello con sus padres, cuando destrozó con un hacha varias colmenas del vecino. Desde entonces Agnieszka se cae y se lastima y también perdió el seso.

Agnieszka es así y nadie la enjuicia, tampoco le hacen caso y no se preocupan por lo que pueda pasarle cuando se cae de bruces, ni cada vez que enfila hacia la casa de las avispas con la bolsa bajo el brazo. Los niños la siguen muertos de risa y haciéndole burlas, cantan improvisadas estrofas casi siempre obscenas, pero ella no los oye o finge no oírlos. Y sube la cuesta hasta llegar a esa vieja casa que se viene abajo y en cuyos aleros carcomidos anidan las avispas camoatí de toda la región, como un lugar de cita o peregrinaje; y cuando llega se dirige al castaño donde tiene apoyada la vara larga. Con ella amenazante entra en el porche de la casa y trepa a la balaustrada, desde donde atiza en lo alto los nidos de cartón de las avispas. Y las insulta en polaco llamándolas asesinas hijas del diablo. A pesar de todo, de sus pocas luces, Agnieszka posee una especial habilidad y a los pocos minutos ha derribado unas cuantas bolas cargadas de miel y cubiertas de indignados insectos. Con la misma vara las destroza a todas menos dos. Lleva la cabeza envuelta en un pañuelo azul mugroso, pero las manos desnudas, blanco certero de aguijones. Agnieszka manotea una mano con otra y se libera de los bichos, aunque ya le han picado y no tardarán en parecerse a unos guantes de goma inflados. Pero ella está feliz, mete en la bolsa de arpillera los dos panales salvados, deja la vara en el árbol y regresa por el mismo camino por el que vino hasta que en la salida del pueblo voltea a la derecha y atraviesa el monte, rumbo al viejo camposanto abandonado. Dicen que apenas quedan tumbas en pie, que más bien son huecos removidos por perros vagabundos, vizcachas o alguna otra alimaña.

Los niños que la siguen y la espían, aseguran que se sienta entre los restos de unas lápidas cubiertas de moho y habla en voz baja, aseguran que repite las mismas palabras que ellos no comprenden porque Agnieszka habla en polaco: edema de glotis. Otros dicen que llora mientras intenta arrancarse de las manos los aguijones. Algunos, que desentierra muertos y rebusca entre los huesos los de sus padres.

Nadie sabe la verdad, nadie entró jamás en el cuadrilátero de chapas y cartones donde vive Agnieszka, rodeada su casucha de restos de colmenas despedazadas diseminados en el monte, si lo hicieran descubrirían dos esqueletos recompuestos, tendidos a lo largo sobre el suelo de tierra: al uno le falta un húmero, los ilíacos y una tibia, al otro una mano completa, escápulas y varias costillas, y a ambos la cabeza, y en su lugar hay dos hermosos panales camoatí, siempre repletos de miel oscura y áspera.

8.9.12

PABELLÓN DE AUTOPSIAS


PABELLÓN DE AUTOPSIAS es una carpeta con seis collages realizados en base a fotografías, texturas diversas, y fotos de insectos y peces, intervenidos con Photoshop, numerados y firmados por El Hacedor Norberto Luis Romero. La carpeta, de 26 x 36 cms, ha sido realizada con cartón gris, encuadernada con tela gris, y lleva dos cuerdas como cierre. Las ilustraciones son : Ingrid, Julio, Narciso, Bernardo, Esther y Germán.








 

2.9.12

Écrivains Argentins. Présentation des écrivains argentins traduits en français



Né à Cordoba en Argentine, Norberto Luis Romero vit en Espagne depuis 1975. Ancien professeur d’art cinématographique et réalisateur de court-métrages, il est nouvelliste et romancier. Son style direct et agile ainsi que ses thématiques peu conventionnelles, voire risquées, lui ont permis de figurer dans plusieurs anthologies de narrative et d’obtenir plusieurs prix littéraires espagnols.

Recueils de nouvelles : son premier ouvrage de ce genre est Transgresiones [Transgressions], paru en 1983 chez Alción (Argentine). Il faudra attendre en 1995 pour que paraisse Canción de cuna para una mosca doméstica [Berceuse pour une mouche domestique], livre couronné par le prix Tiflos. L’année suivante paraît El momento del unicornio [Le Moment de la licorne], son ouvrage le plus connu, réédité en 2009 par Tropo Editores. En 2008 El hombre en el mirador, [L’Homme à la tour de guet] est publié au Mexique, comme ont été publiés aux USA, The Last Night of Carnival et The Arrival of the Autumn in Contanstantinople, deux recueils anthologiques réunis et traduits par H.E. Francis, sortis en librairie respectivement en 2004 et en 2010.

Publications de romans : À partir de 1996, Romero publie trois romans chez Valdemar (Madrid), d’abord Signos de descomposición [Signes de décomposition], puis [La noche del Zeppelín [La Nuit du zeppelin] (rééditée en e-book en 2011) et, en 2002, Isla de sirenas [Île de sirènes]. Paraîtront ensuite, chez d’autres éditeurs, Ceremonia de máscaras [Cérémonie et masques], en 2003 ; Bajo el signo de Aries [Sous le Signe d’Ariès], en 2005; puis, en 2009, Emma Roulotte, es usted, [Emma Roulotte c’est vous] et, en 2011 Tierra de bárbaros [Terre de barbares].
Merci à Bernardo Schiavetta pour la traduction.
Mi agradecimiento a Irene Meyer promotora y realizadora del blog.